Il tema del lavoro è sempre molto dibattuto. Tra le ultime novità normative, ha fatto discutere il ritiro di un emendamento presentato al Senato che proponeva l’estensione da 3 a 4 anni della durata massima dei contratti a termine. Una modifica che avrebbe potuto aggravare ulteriormente il problema – già diffuso – del precariato, soprattutto tra i più giovani. Fortunatamente l’emendamento è stato ritirato, ma resta evidente che le criticità nel mercato del lavoro sono ancora molto attuali, in particolare per quanto riguarda le aspettative delle nuove generazioni.

Quiet quitting e distacco emotivo: meno dimissioni, più malessere

Secondo il report 2025 dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano, ripreso da Il Sole 24 Ore, calano le intenzioni di lasciare il lavoro, ma aumenta l’insoddisfazione.

Solo il 10% del campione intervistato si dichiara pienamente soddisfatto. Cresce invece il fenomeno dei “quiet quitter”: lavoratori che, pur senza licenziarsi, ridimensionano drasticamente il proprio impegno. Si stima che rappresentino il 14% della forza lavoro, ovvero circa uno su sette.

Alcuni dati chiave:
  • Solo il 52% di chi vuole cambiare lavoro sta effettivamente facendo colloqui (–12%)
  • Cala del 64% il numero di chi si è pentito dopo aver cambiato lavoro (dal 56% al 20%)
  • La maggior parte dei lavoratori continua comunque a sentirsi insoddisfatta.
Contratto e stipendio non sono più al primo posto

Il malessere lavorativo sembra però convivere con un cambiamento radicale nelle priorità dei più giovani. I dati di un recente report di Checkr lo confermano:

  • Il 52% della Gen Z
  • e il 46% dei Millennials
    sarebbero disposti a rinunciare a parte del proprio stipendio pur di lavorare per un’azienda i cui valori siano coerenti con i propri.

In altre parole, il mito del “posto fisso” e del contratto stabile, tanto ambito negli anni ’90, sta lasciando spazio a forme di lavoro più flessibili, ma anche a una nuova ricerca di significato, benessere e identità.

l futuro del lavoro è (anche) nelle polizze

In questo scenario in trasformazione, il benessere dei lavoratori è sempre più percepito come un vantaggio competitivo.
Investire su engagement, welfare e protezione non è solo una scelta etica, ma anche una strategia concreta per attrarre e trattenere talenti.

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