Genova Corso Europa
Luglio 2026
Quadro macroeconomico
Dati macroeconomici
| PIL Italia, valore assoluto 2025 1 | 2.258 mld € |
| Crescita PIL 2025 2 | +0,5% |
| Previsione ISTAT 2026 / 2027 | +0,7% / +0,7% |
| Spesa pubblica 2025 3 | 1.250 mld € |
| Pressione fiscale, % sul PIL | 43,1% |
| Debito pubblico Aprile 2026 4 | 3.155 mld € |
| Debito pubblico, % sul PIL | 137,1% |
| Risparmio famiglie italiane (IV trim. 2025) 7 | 6.488 mld € |
| Depositi bancari pro capite, prov. Novara | 20.040 € |
Materie prime
Inflazione
Rendimenti delle attività finanziarie
| Strumento | Lordo | Netto* | |
|---|---|---|---|
| Conti correnti · maggio 2026 | +0,28% | +0,21% | |
| Buoni postali fruttiferi 4 anni | +1,50% | +1,31% | |
| BOT 12 mesi · emissione del 10 giugno | +2,69% | +2,35% | |
| BTP 5 anni · emissione del 26 giugno | +3,03% | +2,65% | |
| BTP 10 anni · emissione del 26 giugno | +3,63% | +3,17% | |
| BUND 10 anni · Germania · dato al 4 luglio | +2,93% | +2,56% | |
| T-BOND 10 anni · USA · dato al 4 luglio | +4,49% | +3,93% |
* Tassazione al 12,50%, esclusi i conti correnti tassati al 26%.
Spread BTP/BUND 8: 0,74% (al 6 luglio2026)
Borse valori 9
| Indice | YTD | 1 anno | 3 anni | media 3a | 5 anni | media 5a |
|---|---|---|---|---|---|---|
| FTSE MIB |
+15,0
|
+29,9
|
+83,1
|
+22,3
|
+105,9
|
+15,5
|
| MSCI Europa |
+8,4
|
+18,7
|
+37,1
|
+11,1
|
+40,8
|
+7,1
|
| S&P 500 |
+9,6
|
+20,9
|
+68,5
|
+19,0
|
+74,5
|
+11,8
|
| MSCI World |
+9,6
|
+21,1
|
+62,4
|
+17,5
|
+65,3
|
+10,6
|
| MSCI Emerging Markets |
+25,6
|
+47,5
|
+83,2
|
+22,4
|
+43,0
|
+7,4
|
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I rendimenti passati non sono garanzia di rendimenti futuri.
Tassi di cambio dell'euro 10
| Cross valutario | Cambio al 30/06/2026 | YTD valuta sull'euro |
|---|---|---|
| EUR / Dollaro USA | 1,1394 | +3,1% |
| EUR / Yen | 185,08 | −0,5% |
| EUR / Sterlina | 0,8618 | +1,3% |
| EUR / Franco svizzero | 0,9224 | +1,0% |
Ribassi e rialzi di borsa: perché restare sempre investiti
La volatilità di borsa e le conseguenze emotive sui risparmiatori
Nel mondo degli investimenti, e in Borsa in particolare, la volatilità è un fattore strutturale. E tutti i risparmiatori, prima o poi, si trovano ad affrontare delle perdite. Occorre però fare una precisazione: nel caso dei risparmiatori che investono tramite fondi comuni, ETF o polizze finanziarie, tali perdite rimangono solo potenziali finché non si decide di chiudere l'investimento. E le perdite, anche quando sono solo sulla carta, possono generare sull'investitore una forte pressione psicologica tale da portarlo a compiere azioni sbagliate.
Durante i periodi di ribasso dei mercati non esiste infatti investitore che non sperimenti momenti di dubbio e preoccupazione. La differenza tra chi, nel tempo, riesce a raggiungere i propri obiettivi finanziari e chi invece abbandona il percorso non dipende dalla capacità di evitare le fasi negative, ma dalla capacità di affrontarle e gestirle correttamente.
È proprio nei momenti più difficili che deve però emergere la solidità emotiva del risparmiatore, anche e soprattutto grazie al supporto fondamentale del consulente finanziario. Le perdite, infatti, non incidono soltanto sul valore del portafoglio: mettono alla prova la fiducia nelle proprie scelte, la lucidità decisionale, l'autocontrollo e la stabilità emotiva.
All'inizio tutto sembra sotto controllo. Acquistiamo, ad esempio, un fondo azionario e, di fronte ai primi ribassi, pensiamo: «Fa parte del gioco, prima o poi il mercato recupererà». Se però la discesa prosegue per settimane o mesi, la situazione cambia. Anche se sappiamo che la volatilità è una caratteristica naturale dei mercati finanziari, la nostra percezione tende a modificarsi.
A quel punto non osserviamo più il mercato con distacco e razionalità, ma rischiamo di entrare in una spirale emotiva. La mente smette di ragionare in termini di obiettivi e orizzonte temporale e inizia a reagire alle emozioni del momento. La priorità non è più rispettare il piano di investimento costruito insieme al consulente, bensì eliminare il disagio provocato dal vedere il proprio patrimonio diminuire di valore.
È in queste circostanze che possono nascere i comportamenti più dannosi. Non stiamo più prendendo decisioni basate su una strategia, ma stiamo cercando di alleviare un disagio emotivo. Al contrario, restare fedeli a una strategia definita in anticipo consente di ridurre l'impulsività, aumentare la disciplina e affrontare con maggiore serenità le oscillazioni dei mercati.
La diminuzione temporanea del valore di un fondo o di un portafoglio non dovrebbe essere interpretata come il fallimento del proprio progetto di investimento. Rappresenta piuttosto il prezzo che l'investitore paga per poter beneficiare, nel lungo periodo, delle opportunità offerte dai mercati finanziari.
Il problema è che il nostro cervello non ragiona sempre in modo razionale. Numerosi studi di finanza comportamentale dimostrano che una perdita genera una reazione emotiva molto più intensa — addirittura circa due volte e mezzo superiore — rispetto alla soddisfazione prodotta da un guadagno di pari entità.
Le neuroscienze mostrano inoltre che le perdite finanziarie vengono percepite dal cervello come una vera e propria minaccia. Le stesse aree coinvolte nella percezione del dolore fisico possono attivarsi anche in presenza di una perdita economica. Questo spiega perché durante le fasi di mercato negative possiamo avvertire tensione, ansia, perdita di lucidità e una maggiore propensione a compiere scelte impulsive.
Per molte persone investire in borsa rappresenta anche una sfida psicologica. Professionisti di successo, imprenditori o manager abituati a controllare gran parte delle variabili della propria attività si confrontano improvvisamente con un elemento che non può essere governato: l'andamento dei mercati. Nella vita quotidiana siamo abituati a collegare l'impegno ai risultati e a considerare gli errori come qualcosa da evitare. Negli investimenti, invece, questa logica non sempre funziona: anche gli investitori più esperti attraversano periodi caratterizzati da ribassi e risultati temporaneamente negativi.
La differenza è che gli investitori più disciplinati, così come coloro che si affidano a una consulenza professionale di qualità, comprendono che un singolo periodo negativo non determina l'esito finale del percorso di investimento. Sanno che il potenziale dei mercati emerge nel tempo e che il lungo periodo rappresenta il principale alleato dell'investitore.
Drawdown: perché restare investiti
A supporto di quanto detto finora vi sono anche le statistiche storiche di mercato. E se, come sappiamo, i rendimenti passati non costituiscono una garanzia di risultati futuri, essi rappresentano comunque uno strumento prezioso per comprendere come i mercati abbiano reagito nelle fasi di maggiore stress.
Una interessante analisi realizzata da Charlie Bilello mette a confronto il massimo ribasso registrato dall'S&P 500 Total Return e il rendimento complessivo realizzato nei singoli anni solari dal 1980 a oggi.
| Anno | Max drawdown | Rend. annuo | Anno | Max drawdown | Rend. annuo |
|---|---|---|---|---|---|
| 1980 | –17% | +32% | 2003 | –14% | +29% |
| 1981 | –18% | –5% | 2004 | –8% | +11% |
| 1982 | –17% | +20% | 2005 | –7% | +5% |
| 1983 | –7% | +22% | 2006 | –8% | +16% |
| 1984 | –13% | +6% | 2007 | –10% | +5% |
| 1985 | –8% | +31% | 2008 | –49% | –37% |
| 1986 | –9% | +18% | 2009 | –28% | +26% |
| 1987 | –34% | +6% | 2010 | –16% | +15% |
| 1988 | –8% | +17% | 2011 | –19% | +2% |
| 1989 | –8% | +32% | 2012 | –10% | +16% |
| 1990 | –20% | –3% | 2013 | –6% | +32% |
| 1991 | –6% | +30% | 2014 | –7% | +14% |
| 1992 | –6% | +8% | 2015 | –12% | +1% |
| 1993 | –5% | +10% | 2016 | –11% | +12% |
| 1994 | –9% | +1% | 2017 | –3% | +22% |
| 1995 | –3% | +38% | 2018 | –20% | –4% |
| 1996 | –8% | +23% | 2019 | –7% | +31% |
| 1997 | –11% | +33% | 2020 | –34% | +18% |
| 1998 | –19% | +29% | 2021 | –5% | +29% |
| 1999 | –12% | +21% | 2022 | –25% | –18% |
| 2000 | –17% | –9% | 2023 | –10% | +26% |
| 2001 | –30% | –12% | 2024 | –8% | +25% |
| 2002 | –34% | –22% | 2025 | –19% | +18% |
| Media 1980–2025 · drawdown medio –14% · rendimento medio +12% | |||||
Quando osserviamo i rendimenti storici dei mercati siamo naturalmente portati a concentrarci sul risultato finale. Un anno chiuso in positivo viene generalmente ricordato come un anno favorevole per gli investimenti. Ciò che spesso viene dimenticato è il percorso necessario per arrivare a quel risultato.
La Tabella 1 evidenzia come i drawdown non siano un'eccezione ma una caratteristica strutturale dei mercati azionari. In particolare, nel periodo che va dal 1980 al 2025:
- il rendimento medio annuo è stato pari al +12% a fronte di un drawdown medio del –14%;
- gli anni con performance positiva sono stati 38 su 46 (l'82,6% del totale);
- gli anni con performance negativa sono stati solo 8 su 46;
- tutti i 38 anni con performance finale positiva hanno registrato drawdown negativi (da un minimo del –3% a un massimo del –34%);
- 17 anni con performance finale positiva su 38 (il 44,7%) hanno registrato drawdown pari o superiori al –10%.
Quindi in numerosi casi gli investitori hanno dovuto sopportare correzioni a doppia cifra prima di assistere al recupero e alla successiva crescita dei mercati.
Questi dati sono particolarmente rilevanti dal punto di vista della consulenza finanziaria. Il cliente tende infatti a valutare il proprio investimento giorno per giorno, settimana per settimana o mese per mese. Il mercato, invece, segue dinamiche molto più complesse e irregolari.
Dal 1950 a oggi l'indice S&P 500 ha trascorso circa il 92% del tempo al di sotto del proprio massimo storico. In altre parole, per gran parte della sua esistenza il mercato si è trovato in una condizione di drawdown più o meno accentuato. Eppure, ogni drawdown del passato è stato prima o poi seguito dal raggiungimento di un nuovo massimo storico.
Questa osservazione aiuta a comprendere una verità spesso difficile da accettare sul piano emotivo: investire con successo non significa evitare i ribassi. Significa imparare a conviverci.
Se l'analisi riportata nella Tabella 1 dimostra che i drawdown rappresentano una componente fisiologica dell'investimento azionario, una seconda ricerca di Bilello, riportata nella Tabella 2, prende invece in esame i peggiori ribassi registrati dall'indice S&P 500 nell'arco di quattro sedute consecutive dal 1987 a oggi. Si tratta di eventi che, nel momento in cui si sono verificati, hanno generato forte preoccupazione tra gli investitori: il crollo del 1987, la crisi finanziaria del 2008, il panico legato alla pandemia del 2020 e altre fasi di marcata avversione al rischio.
Come si può notare nella Tabella 2, l'aspetto più interessante che emerge dall'analisi non è tanto la violenza delle discese, quanto ciò che è accaduto successivamente. Nella maggior parte dei casi, infatti, le fasi di forte panico sono state seguite da recuperi significativi nei mesi e negli anni successivi.
Naturalmente questo non significa che ogni ribasso sia destinato a trasformarsi rapidamente in un rialzo né che sia possibile prevedere con precisione il momento della ripartenza. Significa però che la storia dei mercati insegna una lezione importante: le fasi di panico hanno spesso indotto gli investitori meno disciplinati a vendere proprio quando il potenziale di recupero iniziava a diventare più elevato.
| Data fine discesa | Var. 4 giorni | Performance successive | ||
|---|---|---|---|---|
| 1 anno | 3 anni | 5 anni | ||
| 19/10/1987 | –28,5% | +28% | +55% | +119% |
| 20/10/1987 | –22,4% | +24% | +47% | +108% |
| 21/10/1987 | –13,3% | +14% | +35% | +91% |
| 22/10/1987 | –12,2% | +19% | +41% | +98% |
| 31/08/1998 | –12,4% | +40% | +23% | +13% |
| 07/10/2008 | –14,2% | +10% | +24% | +86% |
| 08/10/2008 | –11,6% | +11% | +25% | +88% |
| 09/10/2008 | –17,2% | +21% | +36% | +103% |
| 10/10/2008 | –14,9% | +22% | +42% | +110% |
| 20/11/2008 | –13,8% | +49% | +73% | +164% |
| 12/03/2020 | –16,5% | +62% | +63% | +144% |
| 16/03/2020 | –17,2% | +69% | +74% | +159% |
| 23/03/2020 | –11,5% | +78% | +85% | +174% |
| 23/07/2022 | –12,0% | +26% | +63% | +112% |
| 08/04/2025 | –12,1% | +39% | –– | –– |
Non è un caso che molti dei migliori giorni della storia della Borsa si siano verificati in prossimità dei peggiori. Chi decide di uscire dal mercato durante una fase di forte ribasso corre il rischio concreto di perdere anche le giornate di recupero che, nel lungo periodo, contribuiscono in maniera determinante alla performance complessiva del portafoglio.
Run-up: perché restare investiti
Vogliamo inoltre evidenziare un'altra statistica storica riguardante il comportamento di Wall Street dopo i maggiori rialzi di otto settimane verificatisi dal 1950 a oggi. I dati sono riportati nella Tabella 3.
Cosa è accaduto in passato dopo i più forti rialzi di breve periodo? Contrariamente a quanto molti investitori potrebbero pensare, tali accelerazioni non hanno generalmente anticipato fasi di debolezza. Al contrario, sono state spesso seguite da ulteriori guadagni.
Storicamente, infatti, dopo i maggiori rialzi di otto settimane l'S&P 500 ha registrato un rendimento medio del +27% nei dodici mesi successivi, un dato nettamente superiore al rendimento medio del +11% osservato negli altri periodi.
In altre parole, i forti rialzi tendono spesso a verificarsi nelle prime fasi di nuovi mercati rialzisti o durante periodi caratterizzati da un deciso miglioramento del sentiment degli investitori. Per questo motivo, interpretare automaticamente un forte rialzo come un segnale di eccesso o di imminente correzione può rivelarsi un errore: la storia dei mercati suggerisce infatti che la forza tende spesso ad alimentare ulteriore forza, almeno nel medio termine.
| Data fine salita | Var. 8 settimane | Performance successive | ||
|---|---|---|---|---|
| 6 mesi | 1 anno | 2 anni | ||
| 01/05/2009 | +28,4% | +19% | +38% | +62% |
| 08/10/1982 | +26,2% | +19% | +36% | +36% |
| 15/05/2020 | +24,2% | +26% | +48% | +45% |
| 21/02/1975 | +23,1% | +2% | +24% | +22% |
| 08/05/2009 | +22,8% | +16% | +22% | +50% |
| 29/05/2020 | +22,3% | +21% | +40% | +41% |
| 14/02/1975 | +21,8% | +6% | +22% | +23% |
| 04/12/1998 | +19,5% | +14% | +23% | +14% |
| 14/03/1975 | +19,4% | –2% | +19% | +19% |
| 08/03/1991 | +18,9% | +5% | +11% | +26% |
| 27/11/1998 | +18,9% | +10% | +20% | +15% |
| 22/10/1982 | +18,5% | +18% | +25% | +33% |
| 31/01/1975 | +18,4% | +14% | +31% | +32% |
| 15/10/1982 | +18,2% | +22% | +33% | +35% |
| 16/11/2001 | +17,9% | –2% | –19% | –5% |
| 24/04/2009 | +17,8% | +26% | +43% | +61% |
| 01/10/1982 | +17,6% | +28% | +42% | +49% |
| 05/11/1982 | +17,5% | +20% | +19% | +29% |
| 20/06/1997 | +17,4% | +6% | +24% | +54% |
| 22/05/2026 | +17,3% | –– | –– | –– |
| Media | +14% | +27% | +34% | |
Conclusioni
Per il consulente finanziario queste evidenze rappresentano un potente strumento educativo. Il problema non è evitare i ribassi, ma aiutare il cliente a comprenderli e ad attraversarli senza compromettere il proprio piano di investimento.
Il compito del consulente finanziario consiste proprio nell'aiutare il cliente a distinguere tra la normale volatilità dei mercati e un reale cambiamento delle prospettive di investimento. Perché molto spesso il rischio maggiore non è rappresentato dal drawdown in sé, bensì dalle decisioni che l'investitore assume durante il drawdown.
La storia dei mercati dimostra infatti che i periodi di maggiore pessimismo e incertezza sono stati spesso seguiti da nuove fasi di crescita. Per questo motivo il vero valore della consulenza emerge soprattutto nei momenti più difficili, quando il cliente è tentato di abbandonare una strategia che, proprio grazie alla capacità di attraversare le inevitabili fasi di ribasso, può consentirgli di raggiungere i propri obiettivi di lungo periodo.
L'investitore che nel pieno della tempesta si concentra esclusivamente sulle perdite del presente rischia di perdere di vista una costante che accompagna oltre un secolo di storia dei mercati finanziari: i ribassi sono temporanei, mentre la capacità delle imprese di creare valore nel tempo è stata finora permanente.
Glossario
- 1PIL — Il Prodotto Interno Lordo misura il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in uno Stato in un determinato periodo. È un indicatore della potenza economica: l'Italia è la nona potenza economica mondiale. Per misurare la ricchezza serve invece il PIL pro capite.
- 2Crescita PIL — Si ha crescita economica quando il PIL di un anno solare aumenta rispetto al precedente. Se viceversa è inferiore, si parla di decrescita. Nel 2020 il PIL di quasi tutti gli Stati è diminuito a causa della pandemia, con forte ripresa nel 2021.
- 3Spesa pubblica — Il bilancio degli Stati ha tre voci: entrate (tasse), uscite per servizi (istruzione, sanità, pensioni, infrastrutture) e uscite per interessi sul debito. La spesa pubblica si divide in spesa primaria corrente e spesa per interessi.
- 4Debito pubblico — Generato da deficit di bilancio: quando le uscite superano le entrate, lo Stato accumula debito che finanzia con titoli pubblici. Va valutato in rapporto al PIL. Il debito italiano è eccessivo rispetto agli altri paesi europei e deve essere ridotto.
- 5Tasso di disoccupazione — Percentuale di individui che, pur desiderando lavorare, non hanno occupazione. È un indicatore fondamentale della salute economica e l'obiettivo di politica economica di ridurlo è universale.
- 6Inflazione — Aumento continuo e sostenuto dei prezzi di beni e servizi. Determina perdita di potere d'acquisto della moneta. Per valutare un investimento occorre considerare il rendimento reale (rendimento monetario meno inflazione), non solo quello nominale.
- 7Risparmio delle famiglie italiane — Quota di reddito non utilizzata per consumi e tasse. Gli italiani sono storicamente grandi risparmiatori. Il portafoglio è però sbilanciato sulla liquidità (32,5%), modalità inefficiente perché offre rendimenti nulli o bassissimi e viene erosa dall'inflazione.
- 8Spread BTP/BUND — Differenza di rendimento tra BTP italiani a 10 anni e Bund tedeschi a 10 anni. Misura il rischio percepito sul debito italiano: prestare soldi all'Italia è ritenuto più rischioso che prestarli alla Germania, quindi il mercato chiede un interesse più alto.
- 9Borse valori — Indici considerati: FTSE MIB (Italia), S&P 500 (USA), MSCI World (mondiali), MSCI Emerging Markets (mercati emergenti), MSCI Europa (europee). Sono indici di riferimento per l'andamento dei mercati azionari.
- 10Tasso di cambio — Prezzo di una moneta in termini di un'altra. È fondamentale per chi investe in valute estere. Un aumento del prezzo in euro di una valuta = svalutazione dell'euro su quella moneta. Una svalutazione dell'euro porta guadagni a chi ha investito in valuta estera.
