Il paradosso della longevità: le disuguaglianze iniziano a 45 anni
Oggi non basta vivere più a lungo, la vera sfida è farlo in salute. Un’analisi dettagliata pubblicata dal Sole 24 Ore ha acceso i riflettori su questo tema, evidenziando come la fragilità non sia affatto un problema esclusivo degli ottantenni, contrariamente a quanto molti pensano. La medicina e la geriatria moderna smentiscono infatti questo mito: secondo il Professor Francesco Landi (Università Cattolica di Roma e Policlinico Gemelli), la perdita di forza muscolare e delle capacità cognitive può iniziare a manifestarsi già tra i 45 e i 50 anni.
A entrare in gioco sono diversi fattori, che nella quotidianità ignoriamo o sottovalutiamo. Due persone della stessa età anagrafica possono avere un’età biologica completamente diversa a causa di fattori come:
- Stile di vita e alimentazione.
- Livello di istruzione e tipo di occupazione.
- Fattori ambientali, come l’esposizione all’inquinamento atmosferico che accelera l’invecchiamento cardiovascolare.
Invecchiare prima significa perdere l’autonomia molto prima del tempo. E questo, come abbiamo evidenziato più volte, si traduce in un bisogno anticipato di assistenza e cure mediche costose, spesso non interamente coperte dal sistema sanitario pubblico che portano i nuclei familiari a dover riorganizzare la proprie vite.
Che cos’è la “Longevity Fragility” (e perché riguarda le pensioni)
C’è poi un aspetto economico fondamentale che non può essere ignorato. Al convegno della Fondazione Cini, l’INPS (tramite la Dirigente Monica Paiella) ha introdotto un termine cruciale: longevity fragility (la fragilità della longevità) ovvero “Una lunga pensione con un reddito adeguato è una storia di successo; una lunga pensione con un assegno basso è fragilità della longevità” – Monica Paiella, INPS.
A supporto di queste dichiarazioni i dati amministrativi dell’INPS che mostrano che circa il 30% dei pensionati (su un campione di lavoratori privati) percepisce un trattamento inferiore a 12.000 euro lordi l’anno, vale a dire meno di 1.000 euro al mese. A rischiare di più sono le donne, penalizzate da retribuzioni storicamente più basse e carriere più discontinue, pur avendo un’aspettativa di vita media più lunga rispetto agli uomini.
La povertà o la difficoltà economica in vecchiaia non sono quasi mai eventi improvvisi, ma il risultato del progressivo accumularsi di lacune contributive nel corso dell’intera vita lavorativa.
Come proteggersi
Se le disuguaglianze della vecchiaia si costruiscono decenni prima, significa che anche la protezione deve iniziare decenni prima. Aspettare il momento della pensione per fare i conti con il proprio tenore di vita è l’errore più comune.
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