Danni ambientali: solo lo 0,89% delle imprese è coperto
C’è un rischio invisibile che minaccia il tessuto imprenditoriale italiano: il danno ambientale. Spesso sottovalutato, ha la capacità di azzerare i profitti di anni in pochissimi giorni.
I numeri del fenomeno: una scopertura quasi totale
Come evidenziato in un’analisi della testata specialistica Assinews, la protezione ecologica è ai minimi storici. Un’elaborazione dell’Osservatorio Pool Ambiente (basata sulla terza rilevazione statistica di ANIA) rivela che solo lo 0,89% delle imprese italiane dispone di una polizza per i danni alle risorse naturali.
Anche se il 2023 ha registrato un’accelerazione incoraggiante della serie storica (+32,6% di polizze sottoscritte), oltre il 99% di microimprese, PMI e multinazionali lavora oggi senza alcuna copertura.
Chi si assicura in Italia? I settori e la mappa
La propensione a proteggersi è guidata soprattutto dagli obblighi normativi o dai requisiti di filiera:
- I settori più coperti: al primo posto troviamo il settore dei rifiuti (22,62%), seguito dal chimico (14,08%) e dal petrolifero (6,55%).
- La sorpresa: ottimo segnale dall’edilizia e manutenzioni (+81% di contratti nel 2023), trainata dalle richieste di garanzie negli appalti.
- I più vulnerabili: restano quasi del tutto scoperte la metalmeccanica (0,94%), i trasporti (0,64%) e il commercio/turismo (0,16%).
Quanto costa non assicurarsi?
In caso di inquinamento, il principio europeo del “Chi inquina paga” scarica l’intera responsabilità finanziaria sull’impresa.
I costi di bonifica e ripristino oscillano mediamente tra 200.000 e 4.000.000 di euro, pronte a impennarsi se viene colpita la falda acquifera. Si stima che dal 2006 al 2023 circa 20.000 aziende siano fallite proprio a causa dell’impossibilità di sostenere queste spese.
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Fonti: Assinews • Osservatorio Pool Ambiente su dati ANIA


